Rendita Catastale 2018: in 3 punti Cos’è, Come si Calcola, a Cosa Serve

Che cos’è la rendita catastale e come si calcola

Secondo l’articolo 23 del decreto-legge del 13 aprile 1939, n. 652, la rendita catastale «costituisce la base per la determinazione, nei modi che saranno stabiliti per legge, del reddito imponibile soggetto alle imposte ed alle sovrimposte».
La rendita catastale è quindi sostanzialmente il valore attribuito, con finalità fiscali, a tutti gli immobili in grado di produrre o generare reddito.




Il valore attribuito come rendita catastale viene utilizzato per determinare:

  1. il valore di un immobile ai fini dell’applicazione delle imposte. Ad esempio l‘IMU, dove si prende la rendita catastale rivalutata del 5% (analogamente a quanto avviene per il calcolo del valore catastale), e poi la si moltiplica per un coefficiente di categoria;
  2. il valore catastale necessario per il calcolo delle imposte sulle compravendite tra privati (imposta di registro, ipotecaria e catastale), sulle successioni e sulle donazioni;
  3. Il valore erariale di un bene, e la sua redditività in termini erariali, per determinare i valori di applicazione di una tassa o di un’imposta.

Entro 30 giorni dal momento in cui una nuova costruzione diviene agibile, il proprietario deve richiedere all’Agenzia del Territorio l’attribuzione della rendita catastale.
Se la rendita catastale attribuita non appare corretta, il contribuente ha diritto ad effettuare ricorso attraverso una rettifica all’Agenzia del Territorio. Quest’ultima ha poi l’obbligo di notificare la rettifica all’interessato entro un anno di tempo. Oltrepassato questo periodo, la rendita catastale proposta dal proprietario diventa quella definitiva.

Calcolo Rendita Catastale 2018




Per gli immobili appartenenti alle categorie catastali a destinazione ordinaria (gruppi A, B e C), il calcolo rendita catastale avviene moltiplicando la consistenza dell’unità immobiliare (espressa, rispettivamente, in vani A, metri cubi B e metri quadri C) per la tariffa d’estimo specifica per Comune e Zona censuaria, corrispondente alla categoria ed alla classe assegnata all’immobile.

Il valore della rendita catastale dipende dunque da due elementi: le dimensioni dell’immobile e l’estimo.

Le tariffe d’estimo sono pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale, ma i dati possono anche essere recuperati presso l’Agenzia del Territorio di competenza.

Per gli immobili facenti parte invece dei gruppi D (immobili a destinazione speciale) ed E (immobili a destinazione particolare), la rendita catastale viene calcolata ed attribuita mediante una stima diretta.

 

È possibile effettuare la consultazione rendita catastale di un immobile gratis e direttamente online, accedendo al sito dell’Agenzia delle Entrate a questo indirizzo ed inserendo:

  1. Provincia in cui si trova l’immobile;
  2. Identificativi catastali (ad esempio sezione, foglio e mappale ovvero particella dell’immobile al Catasto Terreni o al Catasto Fabbricati).




Rivalutazione Rendita Catastale

L’utilizzo delle rendite catastali originare, come base imponibile per le tassazione degli immobili, si è rilevata nel tempo obsoleta ed ha portato ad una Rivalutazione delle Rendite Catastali (aumento del 5% dal 1997).

Quindi, ad esempio, come accennato in precedenza  per il calcolo del valore catastale ai fini dell’imposta di registro, o per l’IMU, si utilizza attualmente la rendita rivalutata del 5% e la si moltiplica per i relativi coefficienti.

Nonostante si parli da tempo di una possibile riforma catastale, questa non è ancora stata ufficializzata e proseguono attualmente le attività per l’accatastamento delle unità immobiliari negli archivi catastali e la determinazione e accertamento delle relative rendite catastali.

 

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